Per il secondo anno consecutivo, la Rocca Brancaleone si riempirà dei colori, dei profumi e delle
tradizioni del Messico, in un’occasione di incontro interculturale per tutta la cittadinanza.
Il 1° novembre 2026, il Día de Muertos torna alla Rocca Brancaleone di Ravenna per la sua seconda
edizione. L’iniziativa nasce da un’idea di Arantza Flores, giovane messicana e socia lavoratrice di VG,
che ha condiviso questa tradizione nell’ambito del progetto Ravenna Welcome Talents, in collaborazione
con il Festival delle Culture.
L’evento si inserisce negli obiettivi di Ravenna Welcome Talents, che promuove l’accoglienza di nuovi
talenti, persone e idee sul territorio, e del Festival delle Culture, impegnato a favorire l’incontro, il dialogo
interculturale e la valorizzazione delle diverse identità culturali presenti in città.
L’idea iniziale era semplice: far conoscere alla cittadinanza una delle tradizioni più significative della
cultura messicana, creando allo stesso tempo uno spazio di incontro tra persone di origini diverse.
Un’occasione per condividere storie, celebrare la memoria e scoprire come culture differenti possano
trovare punti di contatto attraverso esperienze universali, come il ricordo delle persone care.
Ma da dove nasce il Día de Muertos? E perché in Messico la morte viene rappresentata attraverso colori,
musica, fiori e scheletri sorridenti?
La morte nella cultura messicana: un viaggio tra passato e presente
Per comprendere il Día de Muertos bisogna tornare alle antiche civiltà della Mesoamerica, dove la vita e
la morte non erano considerate realtà opposte, ma parti inseparabili di un unico ciclo. La morte non
rappresentava necessariamente una fine definitiva, bensì una trasformazione, un passaggio verso un’altra
dimensione dell’esistenza.
Nella cosmovisione mexica, ad esempio, alcune anime intraprendevano un lungo viaggio verso il Mictlán,
il mondo dei morti governato dalle divinità Mictlantecuhtli e Mictecacíhuatl. Secondo la tradizione, per
raggiungere la propria destinazione dovevano attraversare nove livelli, affrontando ostacoli e prove. In
questo percorso potevano essere accompagnate dallo xoloitzcuintle, un cane considerato sacro, capace di
guidare le anime attraverso i sentieri dell’oltretomba.
Con l’arrivo degli spagnoli nel XVI secolo, le tradizioni indigene entrarono in contatto con il
cattolicesimo e con le celebrazioni di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti. Attraverso un
lungo processo di incontro e trasformazione culturale, si svilupparono le diverse forme del Día de
Muertos che conosciamo oggi.
Elementi di origine indigena, come il mais, il copal e i fiori di cempasúchil, si intrecciarono con simboli
della tradizione cristiana, come le croci, le candele e le preghiere. Ne nacque una celebrazione ricca di
significati, nella quale il ricordo dei defunti si esprime attraverso gesti quotidiani, offerte, musica, cibo e
momenti di condivisione.
Perché in Messico la morte sorride?
Uno degli aspetti più sorprendenti del Día de Muertos è il modo in cui la morte viene rappresentata
nell’arte popolare messicana. Gli scheletri ballano, cantano, indossano abiti eleganti e si riempiono di fiori
e colori.
Le calacas e le calaveritas, figure scheletriche spesso raffigurate in situazioni della vita quotidiana,
ricordano con ironia che la morte fa parte dell’esperienza umana e che, indipendentemente dalle
differenze sociali, riguarda tutti.
Una delle immagini più celebri è La Catrina, figura resa famosa dall’incisore messicano José Guadalupe
Posada e successivamente reinterpretata dall’artista Diego Rivera. Elegante, sorridente e con un grande
cappello, La Catrina è diventata uno dei simboli più riconoscibili della cultura messicana.
Nell’arte popolare, dalla ceramica alla cartapesta, fino ai dolci a forma di teschio, la morte diventa così
un’occasione di espressione creativa. Non si tratta di negare la tristezza della perdita, ma di riconoscere
che il ricordo può convivere con la gioia, l’affetto e persino l’umorismo.

Il Día de Muertos non celebra la morte in sé, ma la vita di coloro che non sono più fisicamente presenti e
che continuano a vivere nella memoria di chi li ha amati.
L’altare dei morti: un ponte tra vita e memoria
Al centro della celebrazione si trova l’ofrenda, l’altare dedicato alle persone defunte. Secondo la
tradizione, durante il Día de Muertos le anime tornano simbolicamente a visitare i propri cari, guidate
dalla luce delle candele, dal profumo dei fiori e dai ricordi custoditi dalle famiglie.
Ogni altare è diverso, perché racconta una storia personale. Può essere composto da più livelli e raccoglie
elementi simbolici che richiamano la natura, il viaggio delle anime e il legame tra il mondo dei vivi e
quello dei morti.
I quattro elementi naturali occupano un posto importante: la terra è rappresentata dai frutti, dal cibo e dal
pan de muerto, il pane tradizionale preparato per questa ricorrenza; il vento dal papel picado, la carta
colorata e traforata che si muove nell’aria; l’acqua viene offerta per dissetare le anime dopo il loro lungo
viaggio; mentre il fuoco, attraverso le candele, illumina simbolicamente il cammino verso casa.
Tra i simboli più caratteristici troviamo anche i fiori di cempasúchil, dal colore arancione intenso, i cui
petali vengono utilizzati per creare percorsi che guidano le anime. Il sale richiama la purificazione, mentre
le figure dello xoloitzcuintle ricordano il viaggio nell’oltretomba. In alcune tradizioni compaiono anche
croci, stuoie e altri elementi legati alle usanze locali e familiari.
Ma ciò che rende ogni altare davvero unico sono le fotografie, gli oggetti personali e i cibi preferiti delle
persone ricordate. Una tazza di caffè, un dolce, un giocattolo o un oggetto quotidiano possono diventare il
simbolo di una storia, di un affetto e di un ricordo condiviso.
L’altare non è quindi soltanto una composizione decorativa, ma uno spazio di memoria e accoglienza: un
modo per raccontare chi erano le persone che abbiamo amato e mantenere vivo il legame con loro.
Un Día de Muertos da costruire insieme a Ravenna
È proprio questo spirito di condivisione che il Día de Muertos vuole portare nuovamente alla Rocca
Brancaleone.
Anche quest’anno, la celebrazione sarà un’occasione per avvicinarsi alla cultura messicana attraverso
attività creative, momenti di racconto, musica e tradizioni gastronomiche. La cittadinanza sarà invitata a
partecipare alla costruzione collettiva dell’altare, portando, se lo desidera, una fotografia di una persona
cara da ricordare.
Durante il pomeriggio saranno proposti laboratori per realizzare fiori di cempasúchil e calaveritas, attività
per bambini e bambine, momenti dedicati alla scoperta dei significati dell’altare, oltre al tradizionale pan
de muerto accompagnato dalla cioccolata calda. La giornata sarà arricchita anche dalla musica mariachi
dal vivo del gruppo La Bamba.
Più che una semplice festa, il Día de Muertos vuole essere un invito a incontrarsi, conoscersi e
riconoscersi nelle storie degli altri. Perché, pur appartenendo a tradizioni culturali differenti, il desiderio di
ricordare le persone amate è un’esperienza che ci accomuna.
Attraverso questa celebrazione, Ravenna diventa ancora una volta uno spazio in cui le culture non si
limitano a convivere, ma si incontrano, dialogano e costruiscono insieme nuove esperienze condivise.
Vi aspettiamo il 1° novembre alla Rocca Brancaleone, dalle 14:30, per celebrare insieme la vita, la
memoria e la bellezza dell’incontro tra culture.

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